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Calcio
Ciò che ha unito nel corso degli anni le diverse generazioni della nostra gente sono anche i ricordi, gli “amarcord” legati al gioco del pallone: dal terreno di gioco polveroso alle domeniche dei “derby” dei poveri, dalle esaltanti vittorie alle brucianti sconfitte. Le immagini, così, si susseguono incalzanti, si alternano e rivivono nella mente di chi, come noi, ha dedicato parte della sua gioventù a questo meraviglioso sport. Con questo lavoro le ditte resero un duplice beneficio al nostro Comune: bonificarono quei terreni inutilizzabili e, nello stesso tempo, fornirono a tutta la cittadinanza un rudimentale campo di calcio. Dipendente di una di queste ditte era un certo Arredi, il quale da esperto calciatore avviò i giovani di allora a questo nuovo gioco insegnando loro i fondamentali e le regole di base per poter disputare una partita. Così, sull’onda dell’entusiasmo per la vittoria dell’Italia ai Campionati del Mondo del 1934, cominciò a diffondersi sempre più la passione per questo sport. Per meglio comprendere il calcio di quel periodo bisogna fare delle doverose premesse.
Innanzitutto parlare di schemi o di tatticismi, di metodo o di sistema è pura utopia, perchè l’unico modo di giocare conosciuto era quello di seguire il proprio istinto, che portava tutti, escluso il portiere, a correre dietro la palla; in secondo luogo, non esistendo campionati regolari, le partite erano delle semplici ma accesissime sfide amichevoli tra i vari rioni e tra paesi limitrofi, quali Buonabitacolo, Auletta, Padula, Polla e S. Arsenio, gli unici al quel tempo con uno spazio adibito a campo sportivo. Inoltre non esistevano allora nè divise, nè scarpette, cosa che costringeva tutti ad arrangiarsi utilizzando i propri indumenti. Spesso, risultava un problema notevole spostarsi per le trasferte, visti gli scarsi mezzi di cui si disponeva (biciclette e il “traino” di Zi Cono Boccia).



